rimanevo a fissare il vuoto senza un perché.
nella mia mente ripercorrevo le immagini dell’addio, della speranza spezzata. La crudeltà taglia più ferocemente di una lama affilata e mi fa male, lo sai? …No, non lo sai.
rimanevo a fissare il vuoto, chiedendomi qual è il luogo più sicuro per vivere, perché ormai la vita non la conoscevo più e il vuoto, quel vuoto che fissavo era diventato la mia dimora silenziosa.
rimanevo ferma ad ascoltare il flusso delle esistenze che mi passava accanto colpendomi continuamente e non avevo nessuna reazione.
mi facevo trascinare da ogni parte senza protestare, senza più volontà.
non mi aggrappavo più a niente ormai, non ne avevo la forza, non ne avevo la voglia, continuavo soltanto a guardare il vuoto.
Mi ero persa là dentro. Non sapevo più piangere.
a me va bene così.
aspetto l’epilogo.
e poi si può chiudere il libro.
vuoto
il canto dell’angelo
come un epico sussurro
ho sentito il tuo pensiero sfiorare le mie guancie
e cadere disteso davanti a me.
improvvisamente la pioggia.
improvvisamente l’eco. e milioni di parole rubate che crepitavano nell’aria.
le parole si riunivano sui marciapiedi chiassosi formando candidi ghiaccioli,trasparenti nella loro malinconia.
e un nuovo mondo venne calpestato da piedi sconosciuti.
*
*
la punizione dell’angelo,che aveva cantato inni che ammaliavano le stagioni,
che venivano, con ingordigia, uditi dalle interperie
e dalla morte, supina, che ridendo mi abbracciava soffocando il mio respiro.

