Dans ma chambre //10. Victor Victoria

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premettendo che amo alla follia julie andrews e il suo fantastico accento inglese, vi parlo di questo bellissimo film dell’82, rifacimento di “viktor und viktoria” del 1933 diretto da Reinhold Schünzel.
un rifacimento chiassoso e colorato di blake edwards (marito della andrews tra l’altro) e assolutamente affascinante sotto ogni aspetto.
menzione speciale alle musiche e alle canzoni, scritte da henry mancini e interpretate perfettamente, inutile dirlo, dalla andrews.
il film è ambientato nella “gay paris” degli anni trenta e parla di victoria grant, soprano senza lavoro che una sera in circostanze a dir poco assurde fa amicizia con toddie, un performer che vede in lei le potenzialità per diventare una star, e per guadagnare tanti quattrini.
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queste potenzialità sono date dall’abbassamento di voce che victoria subisce quando s’arrabbia: toddie pensa che sarebbe perfetta vestita da uomo, mentre impersona un trans sul palcoscenico e impressiona tutti con la sua strabiliante estensione vocale( numerosi saranno i bicchieri rotti durante il film)
così victoria diventa il conte victor grazinskij e inizia le sue acclamate performance, pensando di aver convinto tutti di essere un uomo.
ma, c’è sempre un ma, il gangster americano king marchand, che rimane folgorato alla prima esibizione di victor, pensando fosse una donna (cosa che effettivamente è), non si arrende alla fuorviante evidenza e cerca di scoprire la vera identità di victor/victoria.
è inutile dirvi che ora iniziano i guai, e che guai: peripezie sbalorditive si susseguiranno in questo pazzo film, fino alla fine,e che fine!
non vi dico altro perchè va gustato lentamente.
ecco, forse l’unica pecca è la lunghezza del film, due ore buone, che a qualcuno potrebbero venire a noia, ma non arrendetevi perchè vale la pena rimanere svegli fino all’esibizione finale!

ecco un’assaggino: la seconda esibizione di victor/victoria, “the shady dame from seville”

frEEdom

l’altro ieri, come ogni mercoledì ho preso vanity fair e leggendolo inciampo nell’intervista di albano e mi raggelo di fronte alle seguenti domande:
al festival povia presenterà un brano-luca era gay-che ha già scatenato polemiche per il tema dell’omosessualità vissuta come qualcosa da cui guarire: se uno dei suoi figli fosse stato gay, lei come si sarebbe comportato?
risposta: “come padre, mi avrebbe sicuramente dato fastidio avere un figlio, o una figlia, che non appartiene al suo sesso (??????? e questi sono miei). però bisogna fare i conti con la natura, e la natura, a volte, gioca strani scherzi. quindi, se uno,o una si interroga a fondo, e ha voglia di guarire da questa “imperfezione”, fa bene (!!!!). se non ha voglia, o non può, perchè la natura lo ha costruito così, che cosa puoi dire? ma grazie a dio, non ho mai avuto questi problemi. e mi dispiace tanto per chi li ha.
Siamo in spagna, il paese dove i gay possono sposarsi:che ne pensa?
risp: “il mondo è cambiato. a noi “normali” certe cose possono sembrare strane, ma a quelli che le vivono, ovviamente, no. sono cattolico praticante e agli omosessuali dico questo: non sono per i ghetti, ma non fate tutto questo cancan, vivete le vostre vite in privato. non mi vanno giù i gay pride, quelli che sfilano mascherati…a uno vaccinato come me possono far ridere, purtroppo, ma se li vedesse mia figlia piccola mi darebbe fastidio. mi sembra l’esposizione di sodoma e gomorra”

e poi sono questi i genitori, quelli che ripudiano i figli.
ho parlato con una ragazzina lesbica di quindici anni e mi raccontava che aveva avuto una ragazza di tredici anni, mi parlava dell’amore in modo del tutto innocente (alla faccia di chi pensa che le lesbiche siano promiscue), me ne parlava con la speranza che le bagnava gli occhi, ancora così ingenui. mi faceva tenerezza, perchè mi ricordava me alla sua età, convinta di sapere già tutto del mondo e di parlarne da esperta, e lei era così piccola, così innamorata, così preoccupata che la madre, esageratamente cattolica l’ammazzasse per quello che è.
le ho detto che se è davvero una brava madre, le vorrà bene comunque, sempre e comunque. penso che sia quasi un dovere per i genitori.
ma lei mi ha detto “mia mamma pensa che i gay siano malati” e mi è venuto da piangere. per sua mamma.e anche per albano.
e mi chiedo da dove nasca la libertà, dove sia la libertà in questo momento.
è quella che ho visto negli occhi e sentito nella voce di quella ragazza?o è nascosta nelle braccia di quella madre?
o semplicemente vive in quell’amore così innocente, raccontato con voce da bambina?
mio dio, non lo so. come potrei saperlo?
posso solo sperarlo, dal basso della mia condizione di essere umano.
e consigliare ad albano di vaccinarsi più spesso.
amore