Dans ma chambre / /9.Lady Henderson presenta

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la particolarità più triste di questo film è che non è stato valorizzato abbastanza, come meritava, perchè, signori, è assolutamente divino!
se deciderete di vederlo passerete gran parte del vostro tempo a ridere, questo è sicuro.
ma si ride sempre quando c’è una protagonista che di punto in bianco compra un teatro senza saperne che fare e che quando gli affari iniziano ad andare male doce”togliamo i vestiti!”. alle ragazze s’intende.
il motivo è comunque più che nobile e ve lo dirà lei alla fine del film.
dialoghi brillanti e attori spumeggianti.
oh lo so che si dice sempre così, ma credetemi è vero!
ciò che più aumenta l’interesse è che questa è una storia vera, trattasi della storia della vedova laura henderson (interpretata dalla bravissima, fantastica judi dench)che decide di acquistare il windmill theatre, realmente esistente a londra, che durante la guerra sopravvisse stoicamente ai bombardamenti (il teatro, dico) continuando a sfornare spettacoli per il buon godimento dei soldati e ci fu anche un vero vivian van damm come direttore del teatro( interpretato da bob hoskins che, inutile dirlo, bravissimo anche lui).
musiche, a mio parere davvero piacevoli, tanto che la colonna sonora l’ho subito fatta mia.
e che dire? divertente, con i suoi momenti seri( c’era anche una guerra in corso, non dimentichiamocelo!) e totalmente assurdo..bè è assurdo che negli anni quaranta possa davvero essere successo un fatto del genere!
ma gli essere umani, per nostra fortuna sono pieni di sorprese!
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voto: 10/10 ( ahò a me è piaciuto da morire!!)

riepilogo di un’estate ( con hp)

si avevo abbandonato il blog.
stanchezza compositiva, mancanza di lacrime d’inchiostro ( se non sto male non scrivo); non che sia stata un’estate piacevole, le ombre ci sono state, ombre che preferirei sparissero, ma non comando io, perciò..

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e poi c’è stato Harry Potter e il Principe Mezzosangue che attendevo fremente perchè il libro è il mio preferito della saga- non so perchè, sarà per il ritorno al passato-, avevo addirittura mal di stomaco per l’agitazione prima di entrare in sala e poi…puff

delusione.

così, come prima visione mi ha deluso.
mi ha deluso perchè non è stato centrato il senso del libro, quello del ” è importante conoscere il passato di voldemort per capirne il presente e vederne il futuro (cioè come sconfiggerlo)”
il tutto si è sciolto in schermaglie amorose che distoglievano l’attenzione dello spettatore dall’importanza della minaccia che voldemort ha creato
oltre al fatto che non si è nemmeno prestato attenzione all’interrogativo “chi è sto principe mezzosangue” finchè alla fine piton dice che è lui il principe e noi ci ricordiamo improvvisamente che il titolo del film è quello e che c’è stato un libro che c’entrava qualcosa.

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delusione perchè mi hanno tolto delle scene madri grandiose, come la battaglia dei mangiamorte tra le mura di hogwarts con l’es e il bellissimo, emozionante funerale di silente, con la bara bianca, i centauri che scagliano le loro freccie come omaggio, il canto del popolo marino e la fenice che intona la melodia funebre.

il tutto è rovinato alla fine da una battuta: quando i tre sono sulla torre e parlano per un momento di cose serie, come la morte del preside e del fatto che ora harry è solo ad affrontare voldemort ( bè senza la guida “onniscente” di silente almeno) e che deve trovare gli horcrux praticamente senza avere indizi ed hermione se ne esce con un “ah comunque puoi baciare ginny in pubblico basta che non esageriate e a ron va bene”!!!!
in quel momento ho spalancato gli occhi che sono usciti dalle orbite e ho pensato ” ma..e questa da dove salta fuori?”

la delusione maggiore è l’aver saputo in seguito che proprio la rowling assieme a steve kloves ha messo mano alla sceneggiatura.
come si può squartare così il proprio libro??

vabbè, quando comprerò il dvd probabilmente cambierò un poco idea, ma la bruciatura della mancata fedeltà al libro continuerà a far male.

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però lumacorno mi è piaciuto ( anche se i baffi da tricheco sono spariti)

Dans ma chambre//8. Veronika voss

VeronikaVoss1982
veronika è una donna che non combatte più, per quanto ci provi.
affoga nei suoi ricordi, nella voglia di ricominciare, nella morfina.
affoga nelle sue lenzuola, nelle avide braccia della dottoressa katz, lussuriosa di denaro, senza scrupoli nel rovinare la vita ad una donna.
nel decidere quando morirà.
e veronika voss, attrice dell’epoca fascista ormai negli anni 50 una stella tramontata, che si culla nella convinzione di essere ancora famosa, una stella rilucente.
ma il confine tra follia e realtà è labile, corre tremando tra robert kron, un giornalista sportivo che si innamora di lei e che cerca di salvarla e tra la malvagità della dottoressa katz che la ricatta col bisogno ormai instabile di veronica per la morfina.
un uomo debole, robert, una donna troppo forte, la dottressa: la vita di veronica, priva di senso ormai è tra le loro mani.
un epilogo tra il sonno e la veglia, tra l’uccisione e la beffa della benedizione.
un bianco e nero claustrofobico, soffocante.
una veronica voss davvero splendente nella sua stessa morte.
un fassbinder cinico, che non da scampo.
e quel carillon, la canzone di veronika voss, che apre uno squarcio sul terrore, come se quelle luci del successo ricordato si fossero sciolte.
e veronika voss colpisce, profondamente diversa da quella norma desmond alla quale viene accomunata, entrambe profondamente perdute.


veronika canta memories are made of this, dove ogni parola della canzone è dedicata alle persone che hanno giocato un ruolo nella sua discesa verso la fine, una piccola rivincita, un grande momento.

voto:10/10

Dans Ma Chambre//7.New York New York

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New York New York, film del 1977 diretto da martin scorsese con liza minnelli e robert de niro.
lo avete visto? se lo avete visto forse mi capirete, se non lo avete visto penserete sicuramente che con queste mie parole offenderò questo tanto declamato film.
eh già, non mi è piaciuto.
2 ore di noia, potrei dire, perchè non c’era una concatenazione degli eventi che potesse sorprendere lo spettatore: fin dall’inizio si capiva che quei due personaggi non potevano avere un gran futuro insieme, era inevitabile e tutta la vicenda scorre anonima.
per carità, se la storia non è buona, il film è salvato dall’impianto estetico.
il montaggio è molto buono ed è questo che tiene svegli aspettando la canzone che non arriva mai, sì, “new york new york” e poi dal lato scenografico e delle musiche io l’ho apprezzato moltissimo.
ma purtroppo non sono le scene o la colonna sonora a fare un film, l’impianto deve essere armonico nel suo insieme.
gli attori sono stati bravi ( sia ringraziata Liza che lei brillava!) ma i caratteri delineati dei protagonisti di certo non facevano amare la storia o seguirla con interesse: lui, Jimmy Doyle mi ha dato fastidio fin dal primo approccio con lei, Francine Evans, e ha continuato a darmi fastidio per tutto il film, senza trovarlo simpatico ( forse volevano proporre la “simpatica canaglia”, ma, ripeto, è stato solo fastidioso). lei, innamorata stupidamente e mollata alla fine si rifà mandando definitivamente a quel paese Jimmy. e lì ho detto: “finalmente!”- anche perchè a quel punto il film è finito-
egregio, stupendo, meraviglioso il numero musicale New York New York, come egregia, stupenda, meravigliosa è stata Liza Minnelli!

Voto: 5 e mezzo/10 (scusate)

Dans Ma Chambre//5.follie d’inverno

swingtime
follie d’inverno o swing time è un film di george stevens (lo stesso regista di un posto al sole con monty e liz) del 1936 con i miei amati fred e ginger.
ultimamente preparando un esame di storia del teatro ho letto che un tempo (realativamente perchè per le date sono un casino -.-) veniva considerato un attore completo chi sapeva recitare, cantare e ballare e con queste tre doti sapesse realizzare uno spettacolo completo che riuscisse a colpire il pubblico. detto questo non voglio affermare che fred e ginger furono dei grandi attori, ma che la loro arte la possedevano e la domavano in modo alquanto superbo.
soprattutto parlo per i detrattori di questi musical che tendono a classificarli come dei film con delle trame deboli che che avevano l’unico scopo di reggere i numeri musicali, e posso essere d’accordo con qualcuno dei loro film, ma la maggiorparte sono godibilissimi e la trama è ben confezionata.
uno di questi film è appunto swing time, dove lucky, un giocatore d’azzardo deve vincere 25 mila dollari per poter sposare la sua fidanzata (dopo che i suoi compari gli avevano fatto disertare il matrimonio) ma ecco che incontra penny, leggiadra insegnante di danza e si innamorano. ma non è facile come sembra, lui è ancora fidanzato e si è portato dietro un compagno idiota che non lo aiuterà con penny e così tra gag divertenti e numeri danzanti da togliere il fiato si arriva alla fine.
comunque questo film è sempre stato trattato molto bene, forse perchè il regista è stevens, molto stimato, o forse perchè si dice che sia, oltre a cappello a cilindro l’unico dei film di fred e ginger che abbia una trama degna di nota, mah, dico io, sta di fatto che è un bel film e sicuramente viene dopo cappello a cilindro come popolarità e come completezza cinematografica.
personalmente questo è il mio preferito dei loro film, lo adoro letteralmente! sono molto affezionata al finale di questo film, dove si fondono le canzoni “the way you look tonight” e “a fine romance” e ginger e fred cantano insieme intrecciando le loro voci, è così romantico! una delle scene migliori è quella del bacio (che si danno dietro ad una porta e of course non si vede) ma le loro facce poi sono impagabili!vedere per credere!
come sono impagabili le canzoni e i numeri danzanti! nel film spunta la bellissima the way you look tonight - -che ha vinto l’oscar come miglior canzone-

e altri numeri fantastici come a fine romance e never gonna dance - che il regista pretese di girare per ben 47 volte nell’arco di una sola giornata:alla fine delle riprese a ginger sanguinavano i piedi! e mi chiedo quante maledizioni abbia mandato al regista, e dico ginger perchè è risaputo che fred era un perfezionista della madonna che lo faceva diventare esasperante XD e poi tra i due, era ginger a portare i tacchi!!!-,piuttosto sarei curiosa di sapere quale dei 47 ciak è stato usato nel film…?_?

bojangles of harlem, virtuosismo del grande fred


e la mia preferita tra tutti i film, pick yourself up, dove finalmente ginger rogers la spunta su astaire se non altro perchè non si può fare a meno di guardare le sue bellissime gambe! XD e inoltre alcune parole di questa canzone sono state citate da barack obama nel suo discorso d’insediamento “We must pick ourselves up, dust ourselves off, and begin again the work of remaking America” infatti le strofe della canzone sono ” Nothing’s impossible, I have found./For when my chin is on the ground,/I pick myself up, dust myself off,/Start all over again.”

e qui il pezzo cantato

Voto: nell’ambito di fred & ginger un 9, altrimenti un 8

dans ma chambre//4.la voltapagine

voltapagine

ho appena finito di vederlo, questo film.
sono ancora sconvolta, per me è stato un colpo al cuore, non che non me lo aspettassi il finale, la trama era stata molto chiara solo che la cattiveria pura proprio non la sopporto.

mèlanie è una bambina quando va a sostenere l’esame per entrare al conservatorio, ma mentre suona viene disturbata da una signora che entra per chiedere l’autografo ad ariane, una famosa conceritsta che presiede la giuria. mèlanie si blocca e non riesce più a continuare il brano in modo chiaro, sbaglia, si sente umiliata dalla disattenzione che hanno avuto per lei e per la sua esecuzione.
esce dalla stanza piangendo.
ma il particolare che mi ha inquietato già dall’inizio è che non ha pianto come fanno tutti i bambini, no: è rimasta di ghiaccio mentre le lacrime le scorrevano lungo le guancie, dentro di lei era già nato l’odio, la rabbia.
arrivata a casa chiude il pianoforte, per sempre.

anni dopo ritroviamo mèlanie che lavora come stagista presso un avvocato. quest’uomo è il marito della concertista, di ariane e in men che non si dica mèlanie finisce a fare da baby-sitter al figlio della coppia e in seguito da voltapagine ad ariane.
ma mèlanie è rimasta quella bambina di ghiaccio, rotta dentro e mai ricomposta, che ha covato la rabbia e la vendetta fino ad ora.
il film è composto da piccoli gesti, da tensione, suspance e poco dialogo. un film basato sullo sguardo e su tutto ciò che da esso traspare.
lo sguardo di mèlanie,che ci trae in inganno. cosa prova quando guarda così intensamente ariane? ammirazione? invidia? amore? odio? rabbia? ecco, sembra che nel suo sguardo si mescoli tutto ciò, mentre ariane, donna insicura che cede alla paura senza riuscire a controllarla si aggrappa alla tranquillità di mèlanie e nei suoi occhi, col tempo,traspare l’amore.
ci sono piccoli momenti di tensione tra le due donne, dove si capisce chiaramente che ariane si innamora, ma non si capisce cosa provi mèlanie, perchè è lei che inizia il gioco della “seduzione”, ma non si capisce se sia innamorata o se lo faccia solo per il sadico piacere di far innamorare ariane.

non racconto il finale.
devo dire che io, con la mia sensibilità l’ho sopportato a fatica, ero in un certo senso preparata al finale- si può immaginare come va a finire- però ve l’ho detto la crudeltà non la reggo e poi qua gioca anche un fattore personale.
l’insicura sono io! ariane sono io! ma come cavolo stareste voi se vi metteste completamente nelle mani di una persona, vi fidaste di lei, ve ne innamoraste anche e poi sta qua vi tratta come merda? inoltre vi fa credere di essere ricambiati? questo è giocare con la fragilità e una persona fragile è senza difese, è senza scudi, senza protezioni. mi dispiace per la bimba a cui è stato distrutto un sogno a causa di una disattenzione non fatta per cattiveria ,sicuramente, ma a me dispiace molto di più per ariane, perchè non se lo meritava.

in fondo le motivazioni della vendetta in questo film non sono molto solide è per questo che non lo accetto completamente.
inoltre la storia “d’amore” ha toccato le corde più dolorose dentro di me e mi ha lasciato una profonda amarezza dentro.
ma d’altro canto non posso fermarmi dal riguardarlo e dal ripensarci. masochismo?

voto:7.5/10

Dans ma chambre / /2.un tram che si chiama desiderio

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in questi giorni non ho fatto altro che parlare di questo film, straziante e potente come pochi.
titolo originale “a streetcar named desire” è un film basato sulla pièce teatrale di tennessee williams ed è stato girato nel 51 da elia kazan. interpreti principali vivien leigh e marlon brando.

una vivien leigh austera, disturbata, magnifica che ci dà la riconferma di essere una delle attrici di maggior talento che ci siano, affascinante come poche nella sua interpretazione (che le valse l’oscar come miglior attrice protagonista nel 51)
vivien leigh aveva un modo tutto particolare e personale di modulare la voce e di dare enfasi alle battute, questo film infatti è composto da lunghi monologhi che vivien rende memorabili e affascinanti.
stare a sentirla mentre interpreta la fragile, logorroica blanche dubois è estremamente intrigante, una delle migliori esperienze cinematografiche che io abbia mai fatto.
protagonista maschile era marlon brando alla sua prima importante esperienza cinematografica, che qui interpreta l’arrogante maschilista stanley kowalsky.
oggettivamente brando ne dà un’interpretazione davvero perfetta, fa proprio odiare questo personaggio, così crudele, così maschio nell’accezione negativa del termine, ma d’altro canto c’è questo erotismo che traspare dalla sua figura e che ci porta a capire l’attrazione quasi animalesca che prova per lui sua moglie stella, che lo perdona continuamente nonostante lui sia un gran bastardo, detto in termini “brutali”, un uomo che ora anche dalla più insana delle mogli verrebbe lasciato su due piedi senza pensarci due volte.
soggettivamente,appena ho sentito marlon brando parlare sono rimasta come una fessa: orribile voce. può sembrare insensato ai fini del film, ma per me non è così.
penso che in un’interpretazione debba esserci anche il fattore vocale a dare armonia al personaggio, ho fatto prima l’esempio di vivien e della sua voce che affascina e che coinvolge il telespettatore, mentre brando ha una voce alquanto fastidiosa, almeno secondo i miei gusti, per fare un esempio, la famosa scena dove lui urla “stella, hey stella!”penso che disturbi particolarmente l’udito dei telespettatori. guardare e sentire per credere:

ma passiamo alla storia raccontata.
una storia piuttosto forte, ma dal film non si capiscono tutti i particolari che la rendono così cupa.
blanche è arrivata a new orleans, pallida, spaventata, tremante, probabilmente in astinenza da alcool, che beve molto frequentemente-, e cerca un tram che si chiama desiderio che la porti fino ai campi elisi dove vive sua sorella stella col marito polacco stanley kowalsky.

appena arriva blanche rimane sconvolta..da tutto,potrei dire; è sconvolta dalla casa, così ordinaria, sporca, piccola e angusta, è sconvolta dal marito di sua sorella, un bruto, uno “sporco polacco” come lo chiama lei, è sconvolta anche dall’atteggiamento di stella che sembra amare davvero quell’uomo dal comportamento così ributtante e che sembra essere felice in quella casa così bisunta.
blanche davvero non capisce.
blanche che è sempre vissuta nel lusso e che ora ha perso la casa di famiglia, belle reve,si ritrova sopraffatta da eventi che non riesce a controllare, la vita matrimoniale di sua sorella va oltre la sua comprensione, stanley la tratta male e stella aspetta un bambino che la terrà per sempre legata al marito.

blanche non riesce a trovare un suo equilibrio.
nel frattempo incontra mitch , un uomo che vive in quei bassifondi ma che si dimostra diverso da tutti gli uomini bruti che vivono lì , mitch è gentile, generoso e rispettoso soprattutto, con mitch blanche riesce ad aprirsi, gli racconta del suo precedente marito, un ragazzo fragile che non riusciva a mantenersi un lavoro e che amava scrivere poesie- nel film non viene detto che in realtà era omosessuale, ma cercano di farlo capire velatamente- e che blanche non capiva, un giorno gli disse che era una nullità e lui si sparò.
questo fu un colpo durissimo per blanche.

nonostante la sua apertura nei confronti di mitch, la loro storia non funziona perchè stanley non si fida di blanche e delle storieche racconta sulla perdita di belle reve, e indaga su di lei.
scopre che ha perso la casa perchè piena di debiti e dopo averla persa, si rifugia in un albergo dove per vivere si prostituisce, ammalia anche un ragazzino nella scuola dove insegna e viene licenziata, per questo, arriva, senza soldi e traumatizzata da sua sorella.
mitch la lascia considerando il suo comportamento deplorevole, le dice che non è degna di entrare nella casa di sua madre e la lascia.
alla fine tutto precipita quando stanley, la notte in cui nasce suo figlio abusa di lei, con un sadico piacere la violenta, con un sorriso maligno sulle labbra  spezza il labile equilibrio mentale di blanche.
e per lei è finita, viene portata in un ospedale psichiatrico, mentre lei crede di andare in crociera con una sua vecchia fiamma, blanche alla fine perde la ragione e si trasforma in una maschera disillusa della realtà.

questo film è un colpo al cuore, è di una potenza assurda, di una bellezza che non si può raccontare, si può solo ammirare.
blanche stanley

Voto:10/10

Dans ma chambre//1.il labirinto del fauno

lo so, da me ci si aspetterebbe che parlassi di charlot, di greta garbo, di doris day, di monty clift, tutti personaggi che ormai da me sono di casa -sèsè- ma da nonqualunquista quale sono, i miei orizzonti sono più vasti, e amo il buon cinema, di tutte le epoche – per buon cinema, non intendo solo quei film che sono stati universalmente definiti “magnifici e degni di nota” ma anche quelli che sono piaciuti a me e che hanno fatto cagare ai critici o al pubblico-, mi sono proposta , quindi di organizzare una missione esplorativa attraverso i numerosi scaffali di film e libri che troneggiano in casa mia, parlandone dal mio punto di vista, dato che non sono un critico cinematografico, ma nemmeno una zoticona qualunque.
allora inizio prendendone uno a caso.
“il labirinto del fauno”, film del 2006, diretto da guillermo del toro.

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è il primo film di guillermo del toro che vedo e inizialmente non mi incuriosiva, pensavo fosse la solita storiella per bambini troppo fantasy per essere vera, poi ho letto che era una “favola dark”, una strana mescolanza di horror-drammatico-fantasy e mi ha fatto gola .
questi elementi, infatti, ci sono tutti, l’horror, forse, in questo contesto può essere trasformato in “dark”, perchè non rientra esattamente nei dettami del film horror, o se proprio si vuole, è un horror smussato, addolcito.
addolcito dalla storia della principessa, piccola sognatrice che non vive nella sua realtà storica, ofelia infatti sembra vivere in un incubo, costantemente con gli ochhi sbarrati, in preda all’ansia per il fatto di vivere una situazione alquanto spiacevole: siamo nella spagna di franco, sua madre si è risposata con un capitano che di scrupoli ne ha pochi, affetto ancora meno, ed è rimasta incinta,ma questa gravidanza è piena di complicazioni e ofelia si ritrova in balia di questo limbo di emozioni spaventose, come la preoccupazione per la vita di sua madre e il fatto che il suo caro patrigno non la degni del benchè minimo sguardo.
in queste tristi circostanze fa la sua comparsa il fauno, orribile e fascinosa bestia, messaggero di corte che dà alla piccola ofelia la notizia di essere la principessa moana e che dovrà affrontare diverse prove per ritornare nel suo regno, dal padre che tanto l’ha attesa.
la fine di questo film è il precipitare nell’incubo e nella favola.
non lo racconto il finale, ma sembra che il sacrificio, l’ultimo gesto di bontà è quello che ci può salvare da una fine brutale.
ho trovato questo film commovente e infinitamente poetico, delicato e distruttivo nel suo insieme.
caratterizzato da un’ottima fotografia, che fa risplendere il film nella sua cupezza; curioso il taglio della ripresa, sempre all’altezza di ofelia, come se vedessimo il mondo con gli occhi della bimba;
inoltre il mondo “magico”, trovo che abbia una squisita ombra gotica e che la sua bellezza stia nel fatto che è incastrato perfettamente nel mondo reale, ma la cosa in comune che hanno entrambi è l’inquietudine che traspare dalla loro rappresentazione: la spagna in guerra, le violenze -come dimenticare la bocca squarciata del capitano o l’imminente taglio della gamba?- e quella brutale e spaventosa bellezza del fauno e delle prove che ofelia deve affrontare, è come se il regista avesse voluto farci aprire gli occhi sul fatto che nemmeno il mondo della fantasia è rassicurante, dolce e fatato come tutti se lo immaginano, ma che può essere anch’esso crudele e oscuro, come una degna proiezione della realtà, e sta a noi protagonisti trovare la bellezza nel mondo in cui viviamo.

Voto:7-8/10

1930-2008

è una fusione di date di tempi di anime

vorrei essere ginger rogers

vorrei pettinarle i capelli e danzare come lei e con lei

vorrei inoltrarmi in quegli anni e vivere là, abbandonata in un’altra epoca

innamorata alla fine

vorrei essere un fantasma tornare indietro nel tempo

e spiare i film

meglio dei dietro le quinte e dei making of attuali

conoscere quel tempo

vivere là

nella quintessenza del piacere dei volant del biancoenero

perchè la vita era biancoenera

sfocata pellicola e occhi brillanti e morbidi capelli alla garbo sotto le luci e le sue ciglia lunghe troppo lunghe che mi toccano mentre sono vicino troppo vicino allo schermo per ammirare tale mondo

perchè vorrei essere lì

vorrei essere greta garbo

vorrei essere ginger rogers