zia mame

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posso soffermarmi, dando il mio parere positivo, sull’ottimismo che traspare dalle pagine di zia mame?
ho letto critiche sul fatto che il libro sia un mucchio di stronzate esagerate scritte sulla falsariga di un personaggio improbabile e fastidioso, e secondo gad lerner e matteo codignola che ha scritto la postfazione del libro è normale che sia così in quanto scritto da un uomo sessualmente ambiguo che aveva la tendenza a comportarsi in modo eccentrico e talvolta a spogliarsi in pubblico, qua riporto un estratto dell’articolo di gad lerner

Di sicuro continuerà a divertirsi Roberto Calasso, fregandosi le mani per il colpaccio. Ha riciclato come “chicca”, mezzo secolo dopo, una raccolta di storielle che furoreggiò negli Stati Uniti negli anni Cinquanta. Descrivendo una zia stramba, ricca e viziata che provvede a modo suo all’educazione del protagonista rimasto orfano. E, ciò facendo, impersona la caricatura del progressismo, spiritosamente demolito dall’autore che sciorina raffiche di luoghi comuni perbenisti sotto forma di caricatura. Enjoy, se vi piace la burla casereccia del buon conservatore che irride le nuove mode culturali e si rassicura definendo ebete l’altrui originalità. Se trovate sempre e comunque grottesca l’avanguardia culturale, e viziosi i suoi seguaci, e insopportabilmente privilegiate le signore che possono permettersi il lusso d’incapricciarsene. Per me la parte migliore di “Zia Mame” resterà la postfazione di Matteo Codignola che ci racconta i tormenti di chi si nascondeva dietro allo pseudonimo di Patrick Dennis, e come gli riuscisse perciò consolante menare per il naso il suo pubblico

carino, vero? e se vi leggete la postfazione inclusa nell’edizione italiana di zia mame resterete ancora più sorpresi. che tristezza, dico io. sembra che si giudichi questo libro dall’inadeguatezza dell’essere umano che lo ha scritto.
a mio parere, senza andare ad inguaiarci con proteste e critiche varie, trovo questo libro una chicca dove riversare i miei moti depressivi per tirarmi su il morale,perchè avere a che fare con una come zia mame che non si perde d’animo in nessuna situazione, che ha la capacità di reinventarsi in continuazione, sempre con una decina d’anni in meno ti fa vedere la vita tutta rosa, tutta possibile.

ora, avendo saputo che nel 1958 è stato prodotto il film (prima ancora lo spettacolo teatrale) con protagonista una fantastica rosalind russel (che per patrick dennis era la scelta perfetta per interpretare mame) farò di tutto per vederlo. il titolo italiano è “la signora mia zia”.
ecco il trailer in inglese

per quelli che..charleston

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per quelli e quelle che arrivano su questo blog cercando: pettinature charleston, trucco charleston, trucco anni ‘20, danza charleston, vita anni ‘20 ecc ecc, voglio esaurire queste richieste perchè d’altronde sono argomenti che interessano anche a me e cercherò di essere esauriente il più possibile.

quindi inizio con qualche parolina sul make up e le acconciature:
durante gli anni venti, le donne riscoprono sè stesse dopo le privazioni della guerra, il concetto di femminilità, nonostante ciò, muta. sarà la voglia crescente di emancipazione e di libertà che pervade le donne il motivo per il quale la donna esce dai lunghi e larghi vestitoni con le gonnellone scialbe e lunghe fino alle caviglie che venivano usati durante la guerra- più per mancanza di vestiti e di denaro che non per vera e propria moda- e si sbarazza dei capelli lunghissimi sempre raccolti in enormi e morbidi chignon: il modello femminile che nasce è quello androgino.
le donne assomigliano a giovani ragazzini, seno e vita sono quasi inesistenti- diciamo l’esatto contrario delle pin-up anni ‘50-, i vestiti evidenziano la schiena e il corpo filiforme scivolando su di esso.
le donne si tagliano i capelli, il taglio più famoso di quei tempi è sicuramente il bob, sia alla louise brooks, garconne_louise_brooks3-750599liscissimo con la frangia, sia mosso, con morbide onde; il make up sembra evanescente, ma ce n’è molto ed è molto sfumato, il tratto caratterizzante degli occhi è infatti il grande utilizzo di matita nera, una variante di quel trucco sono gli smokey eyes di questi ultimi tempi,infatti gli occhi venivano generosamente bistrati; le sopracciglia, sia negli anni venti che trenta erano sottilissime e quasi invisibili, che contribuivano assieme al trucco degli occhi,a dare un’aria drammatica al viso; la pelle bianchissima e diafana e la bocca ridotta a “boccuccia” con l’indispensabile rossetto rosso.

negli anni 30 gli occhi si fanno più naturali e le ciglia finte diventano un must, la pelle rimane sempre diafana e il rossetto domina- e dominerà per decenni- rosso.

per quanto riguarda la danza charleston, ecco la breve definizione che c’è su wikipedia:
“Il charleston è un ballo di derivazione jazzistica (che si collega con il Rag Time) diffusosi intorno agli anni ‘20, prima in America e poi in Europa. Di andamento veloce e brillante, ha ritmo sincopato in 4/4. Il charleston è senza dubbio il più brioso, gaio e scoppiettante ballo dell’epoca moderna. Per sua struttura, si stacca nettamente da tutti gli altri balli, possedendo una personalità inconfondibile ed inimitabile. Raggiunge la sua massima popolarità intorno al 1925/26, ovvero in un periodo molto particolare della storia americana e del resto del mondo. La popolazione vive con frenesia e dissolutezza questo periodo, quasi presagendo il catastrofico crac economico del 1929, facendo cose pazze e dedicandosi al consumismo più sfrenato. In questo clima elettrizzante e di generale euforia, non poteva mancare un ballo che rispecchiasse quello stato d’animo e che caratterizzasse il periodo.

Il charleston viene preso come emblema: musica allegra e gaia, ritmo eccitante, gonne frastagliate, collane di perle, la classica e rizza piuma sul cappellino , lustrini, paillettes e frac, uniti ad un po’ di fatica nell’eseguirlo sono sufficienti a scaricare la tensione. Oggi non si può dire che il Charleston sia diffusissimo, in Europa è scomparso , ma rimane ancora negli Stati Uniti e non di rado viene eseguito nelle feste “comandate”, specialmente a carnevale e a fine anno.

Deve il suo nome alla città di Charleston, nella Carolina del Sud. Divenne popolare negli Stati Uniti nel 1923 grazie alla canzone The Charleston di James P. Johnson.”

e questi sono i passi sulla carta e in video, se volete impararlo- ma vi consiglio una scuola di danza-
(se l’immagine non si vede tutta, cliccateci sopra)
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per quanto riguarda l’abito con le frangie che ormai associamo a questa danza, immagino che sia stato creato per catalizzare l’attenzione sul movimento del corpo, con le frangie che si muovono quasi a tempo. ma è una mia ipotesi.

per quanto riguarda il vestiario degli anni ‘20-’30, vi mando a questa paginetta molto esauriente
storia della moda-anni ‘20 e ‘30

e un video sulla moda direttamente dai 20’s

e ora qualche video da youtube molto belli e interessanti.
questo è per riprodurre il make up degli anni ‘20 -questi sono i make-up artists di helena rubinstein-
(se questi due video stanno tanto a caricarsi, basta che muovete il cursore e poi parte)

questo è per riprodurre il trucco anni ‘30( come sopra)

e questi sono video sulla vita negli anni ‘20, enjoy it!

per della buona musica che ricorda il periodo puntate su al jolson, glenn miller, paul whiteman, le canzoni di fred astaire e poi tanti tanti altri che non si trovano facilmente.
al jolson canta swanee

glenn miller – in the mood

paul whiteman – happy feet

fred astaire- cheek to cheek

soddisfatti? spero di sì.

P.s.: l’ unica fonte è quella di wikipedia per il charleston, è ovvio che se trovate frasi simili può essere perchè per rinfrescarmi la memoria ho letto a casaccio delle pagine in internet e alcuni libri, ma è logico che non sono fonti complete e nemmeno richiami a delle opere di conseguenza non rompete e accontentatevi.
l’argomento in un prossimo futuro verrà ampliato, ma in un futuro molto molto prossimo.

intanto se volete alcune chicche in più andate in questo bellissimo blog, si chiama D’autre Temp