riepilogo di un’estate ( con hp)
si avevo abbandonato il blog.
stanchezza compositiva, mancanza di lacrime d’inchiostro ( se non sto male non scrivo); non che sia stata un’estate piacevole, le ombre ci sono state, ombre che preferirei sparissero, ma non comando io, perciò..
e poi c’è stato Harry Potter e il Principe Mezzosangue che attendevo fremente perchè il libro è il mio preferito della saga- non so perchè, sarà per il ritorno al passato-, avevo addirittura mal di stomaco per l’agitazione prima di entrare in sala e poi…puff
delusione.
così, come prima visione mi ha deluso.
mi ha deluso perchè non è stato centrato il senso del libro, quello del ” è importante conoscere il passato di voldemort per capirne il presente e vederne il futuro (cioè come sconfiggerlo)”
il tutto si è sciolto in schermaglie amorose che distoglievano l’attenzione dello spettatore dall’importanza della minaccia che voldemort ha creato
oltre al fatto che non si è nemmeno prestato attenzione all’interrogativo “chi è sto principe mezzosangue” finchè alla fine piton dice che è lui il principe e noi ci ricordiamo improvvisamente che il titolo del film è quello e che c’è stato un libro che c’entrava qualcosa.
delusione perchè mi hanno tolto delle scene madri grandiose, come la battaglia dei mangiamorte tra le mura di hogwarts con l’es e il bellissimo, emozionante funerale di silente, con la bara bianca, i centauri che scagliano le loro freccie come omaggio, il canto del popolo marino e la fenice che intona la melodia funebre.
il tutto è rovinato alla fine da una battuta: quando i tre sono sulla torre e parlano per un momento di cose serie, come la morte del preside e del fatto che ora harry è solo ad affrontare voldemort ( bè senza la guida “onniscente” di silente almeno) e che deve trovare gli horcrux praticamente senza avere indizi ed hermione se ne esce con un “ah comunque puoi baciare ginny in pubblico basta che non esageriate e a ron va bene”!!!!
in quel momento ho spalancato gli occhi che sono usciti dalle orbite e ho pensato ” ma..e questa da dove salta fuori?”
la delusione maggiore è l’aver saputo in seguito che proprio la rowling assieme a steve kloves ha messo mano alla sceneggiatura.
come si può squartare così il proprio libro??
vabbè, quando comprerò il dvd probabilmente cambierò un poco idea, ma la bruciatura della mancata fedeltà al libro continuerà a far male.

però lumacorno mi è piaciuto ( anche se i baffi da tricheco sono spariti)
.BesT ActresS in a LeadinG RolE.1928-2007
le riconoscete?@.@ è un pò impossibile, lo ammetto anch’io XD
presentando qui di seguito le vincitrici, mi sono attenuta alle date nel video ( per riconoscere le attrici), in realtà la cerimonia di premiazione nel 1930 si è svolta due volte, in aprile e in novembre, mentre nel 1933 la cerimonia non si è svolta, quindi mary pickford e norma shearer avrebbero entrambe ricevuto il premio nel 30 e a partire dal 33 su questa lista calcolate un anno in più e avrete la data giusta.
scusate il casino ma mi sono innamorata di questo video e non ne volevo mettere un’altro!
1928- janet gaynor (settimo cielo- seventh heaven)
1929- mary pickford (coquette- coquette)
1930- norma shearer (la divorziata-the divorcee)
1931- marie dressler (castigo-min and bill)
1932- helen hayes (il fallo di madelon claudet the sin of madelon claudet)
1933- katharine hepburn ( la gloria del mattino- morning glory)
1934- claudette colbert (accadde una notte- it happened one night)
1935- bette davis (paura d’amare-dangerous)
1936- louise rainer (il paradiso delle fanciulle- the great ziegfeld)
1937- louise rainer (la buona terra – the good earth)
1938- bette davis (figlia del vento-jezebel)
1939- vivien leigh (via col vento -gone with the wind)
1940- ginger rogers (kitty foyle, ragazza innamorata- kitty foyle)
1941- joan fontaine (il sospetto- suspicion)
1942- greer garson (la signora miniver – mrs. miniver)
1943- jennifer jones (bernadette-the song of bernadette)
1944- ingrid bergman (angoscia-gaslight)
1945- joan crawford (il romanzo di mildred- mildred pierce)
1946- olivia de havilland (a ciascuno il suo destino- to each his own
1947- loretta young (la moglie celebre- the farmer’s daughter)
1948- jane wyman (jhonny belinda – jhonny belinda)
1949- olivia de havilland (l’ereditiera- the heiress)
1950- judy holliday (nata ieri- born yesterday)
1951- vivien leigh (un tram che si chiama desiderio – a streetcar named desire)
1952- shirley booth (torna piccola sheba!- come back, little sheba)
1953- audrey hepburn (vacanze romane – roman holidays)
1954- grace kelly (la ragazza di campagna- the country girl)
1955- anna magnani (la rosa tatuata- the rose tattoo)
1956- ingrid bergman (anastasia – anastasia)
1957- joanne woodward (la donna dai tre volti- the three faces of eve)
1958- susan hayward ( non volgio morire- I want to live!)
1959- simone signoret (la strada dei quartieri alti – room at the top)
1960- elizabeth taylor (venere in visone-butterfield 8
1961- sophia loren (la ciociara-la ciociara)
1962- anne bancroft (anna dei miracoli-the miracle worker)
1963- patricia neal (hud il selavggio- hud)
1964- julie andrews (mary poppins- mary poppins)
1965- julie christie (darling -darling)
1966- elizabeth taylor (chi ha paura di virginia woolf?-who’s afraid of virginia woold?)
1967- katharine hepburn (indovina chi viene a cena?- guess who’s coming to dinner)
1968- barbra streisand (funny girl-funny girl) aex equo con katharine hepburn (il leone d’inverno- the lion in winter)
1969- maggie smith (la strana voglia di jean – the prime of miss jean brody)
1970- glenda jacson (donne in amore- women in love)
1971- jane fonda (uno squillo per l’ispettore klute- klute)
1972- liza minnelli (cabaret- cabaret)
1973- glenda jakson (un tocco di classe-a touch of class)
1974- ellen burstyn (alice non abita più qui- alice doesn’t live here anymore)
1975- louise fletcher (qualcuno volò sul nido del cuculo-one flew over the cuckoo’s nest)
1976- faye dunaway (quinto potere-network)
1977- diane keaton (io e annie- me and annie)
1978- jane fonda (tornando a casa-coming home)
1979- sally field (norma rae-norma rae)
1980- sissy spacek (la ragazza di nashville- coal miner’s daughter)
1981- katharine hepburn (sul lago dorato-on golden pond)
1982- meryl streep (la scelta di sophie- sophie’s choice)
1983- shirley maclaine (volgia di tenerezza -tearms of endearment)
1984- sally field (le stagioni del cuore- places of a heart)
1985- geraldine paige (in viaggio verso bountiful-th trip to bountiful)
1986- marlee matlin (filgi di un dio minore- children of a lesser god)
1987- cher (stregata dalla luna-moonstruck)
1988- jodie foster ( sotto accusa- the accused)
1989- jessica tandy (a spasso con daisy- driving miss daisy)
1990- kathy bates (misey non deve morire- misery)
1991- jodie foster (il silenzio degli innocenti- the silence of the lambs)
1992- emma thompson (casa howard- howards end)
1993- holly hunter (lezioni di piano-piano lessons)
1994- jessica lange (blue sky- blue sky)
1995- susan sarandon (dead man walking- dead man walking)
1996- frances mcdormand (fargo-fargo)
1997- helen hunt (qualcosa è cambiato- as good as it gets)
1998- gwyneth paltrow (shakespeare in love-shakespeare in love)
1999- hilary swank (boys don’t cry- boys don’t cry)
2000- julia roberts (erin brockovich, forte come la verità- erin brockovich)
2001- halle berry (monster’s ball, l’ombra della vita- monster’s ball)
2002- nicole kidman (the hours- the hours)
2003- charlize theron (monster- monster)
2004- hillary swank (million dollar baby- million dollar baby)
2005- reese witherspoon (walk the line- walk the line)
2006- helen mirren (the queen- the queen)
2007- marion cotillard (la vie en rose- la vie en rose)
Dans Ma Chambre//7.New York New York
New York New York, film del 1977 diretto da martin scorsese con liza minnelli e robert de niro.
lo avete visto? se lo avete visto forse mi capirete, se non lo avete visto penserete sicuramente che con queste mie parole offenderò questo tanto declamato film.
eh già, non mi è piaciuto.
2 ore di noia, potrei dire, perchè non c’era una concatenazione degli eventi che potesse sorprendere lo spettatore: fin dall’inizio si capiva che quei due personaggi non potevano avere un gran futuro insieme, era inevitabile e tutta la vicenda scorre anonima.
per carità, se la storia non è buona, il film è salvato dall’impianto estetico.
il montaggio è molto buono ed è questo che tiene svegli aspettando la canzone che non arriva mai, sì, “new york new york” e poi dal lato scenografico e delle musiche io l’ho apprezzato moltissimo.
ma purtroppo non sono le scene o la colonna sonora a fare un film, l’impianto deve essere armonico nel suo insieme.
gli attori sono stati bravi ( sia ringraziata Liza che lei brillava!) ma i caratteri delineati dei protagonisti di certo non facevano amare la storia o seguirla con interesse: lui, Jimmy Doyle mi ha dato fastidio fin dal primo approccio con lei, Francine Evans, e ha continuato a darmi fastidio per tutto il film, senza trovarlo simpatico ( forse volevano proporre la “simpatica canaglia”, ma, ripeto, è stato solo fastidioso). lei, innamorata stupidamente e mollata alla fine si rifà mandando definitivamente a quel paese Jimmy. e lì ho detto: “finalmente!”- anche perchè a quel punto il film è finito-
egregio, stupendo, meraviglioso il numero musicale New York New York, come egregia, stupenda, meravigliosa è stata Liza Minnelli!
Voto: 5 e mezzo/10 (scusate)
OdeToSilentEra
guardai per la prima volta esterrefatta quelle immagini quasi sfocate, color seppia alcune, e vedevo la gente muoversi piano, i gesti densi ma leggiadri, gli attori che quasi spaventati recitavano, così spavaldi gli uomini così sottomesse le donne, così audaci le femme fatales.
e ora, tutto ciò è sparito in una nube di polvere. soffiata via.
ai tempi del cinema muto, i primi passi di quest’arte sembrano quasi commoventi nella loro perfezione, perchè questa è la sola ed unica perfezione che il cinema abbia mai prodotto, che i miei occhi abbiano mai conosciuto.
guardavo le attrici con quel viso pulito, evanescente, come se fossero fantasmi che si materializzavano sulla pellicola, muovendosi circospette, la loro bellezza pura, come se fossero scaturite dal mito divino, con le luci che tenere le colpivano.
guardavo gli attori, che erano così handsome, affascinanti, ma con loro si muoveva un alone erotico ed effeminato, in fondo negli anni venti non c’erano nè donne nè uomini, c’era l’androgino, gli anni venti erano la nouvelle greece. liberi e sfrenati. affamati.erotici, erano la personificazione dell’animalità più sfrenata dell’uomo, mascherata da dei.
chissà com’era per gli attori recitare davanti ad una cinepresa, chissà com’era sentirsi dei pionieri, senza nemmeno esserne consapevoli forse.
chissà com’era comporre un’opera d’arte fatta solo della semplice persona. gesti, eloquenza, sentimenti, emozioni, espressioni e fisicità. senza una parola,la potenza dell’immagine in movimento, la pura essenza erotica, la perfezione degli sguardi. tutta l’attenzione per l’interpretazione.
ogni volta che guardo un film muto lo guardo con tutto lo stupore di quando si ammira un’opera d’arte grandiosa, lo guardo con quella reverenza che si prova di fronte alla perfezione, di fronte ad una persona anziana, che se la ride sotto i baffi perchè ne sa più di noi, pivellini del futuro.
La principessa delle ostriche di ernst lubitsch
broken blossoms con lillian gish
mary pickford and douglas fairbanks (nella foto in alto lillian gish)
dans ma chambre//4.la voltapagine
ho appena finito di vederlo, questo film.
sono ancora sconvolta, per me è stato un colpo al cuore, non che non me lo aspettassi il finale, la trama era stata molto chiara solo che la cattiveria pura proprio non la sopporto.
mèlanie è una bambina quando va a sostenere l’esame per entrare al conservatorio, ma mentre suona viene disturbata da una signora che entra per chiedere l’autografo ad ariane, una famosa conceritsta che presiede la giuria. mèlanie si blocca e non riesce più a continuare il brano in modo chiaro, sbaglia, si sente umiliata dalla disattenzione che hanno avuto per lei e per la sua esecuzione.
esce dalla stanza piangendo.
ma il particolare che mi ha inquietato già dall’inizio è che non ha pianto come fanno tutti i bambini, no: è rimasta di ghiaccio mentre le lacrime le scorrevano lungo le guancie, dentro di lei era già nato l’odio, la rabbia.
arrivata a casa chiude il pianoforte, per sempre.
anni dopo ritroviamo mèlanie che lavora come stagista presso un avvocato. quest’uomo è il marito della concertista, di ariane e in men che non si dica mèlanie finisce a fare da baby-sitter al figlio della coppia e in seguito da voltapagine ad ariane.
ma mèlanie è rimasta quella bambina di ghiaccio, rotta dentro e mai ricomposta, che ha covato la rabbia e la vendetta fino ad ora.
il film è composto da piccoli gesti, da tensione, suspance e poco dialogo. un film basato sullo sguardo e su tutto ciò che da esso traspare.
lo sguardo di mèlanie,che ci trae in inganno. cosa prova quando guarda così intensamente ariane? ammirazione? invidia? amore? odio? rabbia? ecco, sembra che nel suo sguardo si mescoli tutto ciò, mentre ariane, donna insicura che cede alla paura senza riuscire a controllarla si aggrappa alla tranquillità di mèlanie e nei suoi occhi, col tempo,traspare l’amore.
ci sono piccoli momenti di tensione tra le due donne, dove si capisce chiaramente che ariane si innamora, ma non si capisce cosa provi mèlanie, perchè è lei che inizia il gioco della “seduzione”, ma non si capisce se sia innamorata o se lo faccia solo per il sadico piacere di far innamorare ariane.
non racconto il finale.
devo dire che io, con la mia sensibilità l’ho sopportato a fatica, ero in un certo senso preparata al finale- si può immaginare come va a finire- però ve l’ho detto la crudeltà non la reggo e poi qua gioca anche un fattore personale.
l’insicura sono io! ariane sono io! ma come cavolo stareste voi se vi metteste completamente nelle mani di una persona, vi fidaste di lei, ve ne innamoraste anche e poi sta qua vi tratta come merda? inoltre vi fa credere di essere ricambiati? questo è giocare con la fragilità e una persona fragile è senza difese, è senza scudi, senza protezioni. mi dispiace per la bimba a cui è stato distrutto un sogno a causa di una disattenzione non fatta per cattiveria ,sicuramente, ma a me dispiace molto di più per ariane, perchè non se lo meritava.
in fondo le motivazioni della vendetta in questo film non sono molto solide è per questo che non lo accetto completamente.
inoltre la storia “d’amore” ha toccato le corde più dolorose dentro di me e mi ha lasciato una profonda amarezza dentro.
ma d’altro canto non posso fermarmi dal riguardarlo e dal ripensarci. masochismo?
voto:7.5/10
Dans ma chambre / /2.un tram che si chiama desiderio

in questi giorni non ho fatto altro che parlare di questo film, straziante e potente come pochi.
titolo originale “a streetcar named desire” è un film basato sulla pièce teatrale di tennessee williams ed è stato girato nel 51 da elia kazan. interpreti principali vivien leigh e marlon brando.
una vivien leigh austera, disturbata, magnifica che ci dà la riconferma di essere una delle attrici di maggior talento che ci siano, affascinante come poche nella sua interpretazione (che le valse l’oscar come miglior attrice protagonista nel 51)
vivien leigh aveva un modo tutto particolare e personale di modulare la voce e di dare enfasi alle battute, questo film infatti è composto da lunghi monologhi che vivien rende memorabili e affascinanti.
stare a sentirla mentre interpreta la fragile, logorroica blanche dubois è estremamente intrigante, una delle migliori esperienze cinematografiche che io abbia mai fatto.
protagonista maschile era marlon brando alla sua prima importante esperienza cinematografica, che qui interpreta l’arrogante maschilista stanley kowalsky.
oggettivamente brando ne dà un’interpretazione davvero perfetta, fa proprio odiare questo personaggio, così crudele, così maschio nell’accezione negativa del termine, ma d’altro canto c’è questo erotismo che traspare dalla sua figura e che ci porta a capire l’attrazione quasi animalesca che prova per lui sua moglie stella, che lo perdona continuamente nonostante lui sia un gran bastardo, detto in termini “brutali”, un uomo che ora anche dalla più insana delle mogli verrebbe lasciato su due piedi senza pensarci due volte.
soggettivamente,appena ho sentito marlon brando parlare sono rimasta come una fessa: orribile voce. può sembrare insensato ai fini del film, ma per me non è così.
penso che in un’interpretazione debba esserci anche il fattore vocale a dare armonia al personaggio, ho fatto prima l’esempio di vivien e della sua voce che affascina e che coinvolge il telespettatore, mentre brando ha una voce alquanto fastidiosa, almeno secondo i miei gusti, per fare un esempio, la famosa scena dove lui urla “stella, hey stella!”penso che disturbi particolarmente l’udito dei telespettatori. guardare e sentire per credere:
ma passiamo alla storia raccontata.
una storia piuttosto forte, ma dal film non si capiscono tutti i particolari che la rendono così cupa.
blanche è arrivata a new orleans, pallida, spaventata, tremante, probabilmente in astinenza da alcool, che beve molto frequentemente-, e cerca un tram che si chiama desiderio che la porti fino ai campi elisi dove vive sua sorella stella col marito polacco stanley kowalsky.
appena arriva blanche rimane sconvolta..da tutto,potrei dire; è sconvolta dalla casa, così ordinaria, sporca, piccola e angusta, è sconvolta dal marito di sua sorella, un bruto, uno “sporco polacco” come lo chiama lei, è sconvolta anche dall’atteggiamento di stella che sembra amare davvero quell’uomo dal comportamento così ributtante e che sembra essere felice in quella casa così bisunta.
blanche davvero non capisce.
blanche che è sempre vissuta nel lusso e che ora ha perso la casa di famiglia, belle reve,si ritrova sopraffatta da eventi che non riesce a controllare, la vita matrimoniale di sua sorella va oltre la sua comprensione, stanley la tratta male e stella aspetta un bambino che la terrà per sempre legata al marito.
blanche non riesce a trovare un suo equilibrio.
nel frattempo incontra mitch , un uomo che vive in quei bassifondi ma che si dimostra diverso da tutti gli uomini bruti che vivono lì , mitch è gentile, generoso e rispettoso soprattutto, con mitch blanche riesce ad aprirsi, gli racconta del suo precedente marito, un ragazzo fragile che non riusciva a mantenersi un lavoro e che amava scrivere poesie- nel film non viene detto che in realtà era omosessuale, ma cercano di farlo capire velatamente- e che blanche non capiva, un giorno gli disse che era una nullità e lui si sparò.
questo fu un colpo durissimo per blanche.
nonostante la sua apertura nei confronti di mitch, la loro storia non funziona perchè stanley non si fida di blanche e delle storieche racconta sulla perdita di belle reve, e indaga su di lei.
scopre che ha perso la casa perchè piena di debiti e dopo averla persa, si rifugia in un albergo dove per vivere si prostituisce, ammalia anche un ragazzino nella scuola dove insegna e viene licenziata, per questo, arriva, senza soldi e traumatizzata da sua sorella.
mitch la lascia considerando il suo comportamento deplorevole, le dice che non è degna di entrare nella casa di sua madre e la lascia.
alla fine tutto precipita quando stanley, la notte in cui nasce suo figlio abusa di lei, con un sadico piacere la violenta, con un sorriso maligno sulle labbra spezza il labile equilibrio mentale di blanche.
e per lei è finita, viene portata in un ospedale psichiatrico, mentre lei crede di andare in crociera con una sua vecchia fiamma, blanche alla fine perde la ragione e si trasforma in una maschera disillusa della realtà.
questo film è un colpo al cuore, è di una potenza assurda, di una bellezza che non si può raccontare, si può solo ammirare.

Voto:10/10
Dans ma chambre//1.il labirinto del fauno
lo so, da me ci si aspetterebbe che parlassi di charlot, di greta garbo, di doris day, di monty clift, tutti personaggi che ormai da me sono di casa -sèsè- ma da nonqualunquista quale sono, i miei orizzonti sono più vasti, e amo il buon cinema, di tutte le epoche – per buon cinema, non intendo solo quei film che sono stati universalmente definiti “magnifici e degni di nota” ma anche quelli che sono piaciuti a me e che hanno fatto cagare ai critici o al pubblico-, mi sono proposta , quindi di organizzare una missione esplorativa attraverso i numerosi scaffali di film e libri che troneggiano in casa mia, parlandone dal mio punto di vista, dato che non sono un critico cinematografico, ma nemmeno una zoticona qualunque.
allora inizio prendendone uno a caso.
“il labirinto del fauno”, film del 2006, diretto da guillermo del toro.

è il primo film di guillermo del toro che vedo e inizialmente non mi incuriosiva, pensavo fosse la solita storiella per bambini troppo fantasy per essere vera, poi ho letto che era una “favola dark”, una strana mescolanza di horror-drammatico-fantasy e mi ha fatto gola .
questi elementi, infatti, ci sono tutti, l’horror, forse, in questo contesto può essere trasformato in “dark”, perchè non rientra esattamente nei dettami del film horror, o se proprio si vuole, è un horror smussato, addolcito.
addolcito dalla storia della principessa, piccola sognatrice che non vive nella sua realtà storica, ofelia infatti sembra vivere in un incubo, costantemente con gli ochhi sbarrati, in preda all’ansia per il fatto di vivere una situazione alquanto spiacevole: siamo nella spagna di franco, sua madre si è risposata con un capitano che di scrupoli ne ha pochi, affetto ancora meno, ed è rimasta incinta,ma questa gravidanza è piena di complicazioni e ofelia si ritrova in balia di questo limbo di emozioni spaventose, come la preoccupazione per la vita di sua madre e il fatto che il suo caro patrigno non la degni del benchè minimo sguardo.
in queste tristi circostanze fa la sua comparsa il fauno, orribile e fascinosa bestia, messaggero di corte che dà alla piccola ofelia la notizia di essere la principessa moana e che dovrà affrontare diverse prove per ritornare nel suo regno, dal padre che tanto l’ha attesa.
la fine di questo film è il precipitare nell’incubo e nella favola.
non lo racconto il finale, ma sembra che il sacrificio, l’ultimo gesto di bontà è quello che ci può salvare da una fine brutale.
ho trovato questo film commovente e infinitamente poetico, delicato e distruttivo nel suo insieme.
caratterizzato da un’ottima fotografia, che fa risplendere il film nella sua cupezza; curioso il taglio della ripresa, sempre all’altezza di ofelia, come se vedessimo il mondo con gli occhi della bimba;
inoltre il mondo “magico”, trovo che abbia una squisita ombra gotica e che la sua bellezza stia nel fatto che è incastrato perfettamente nel mondo reale, ma la cosa in comune che hanno entrambi è l’inquietudine che traspare dalla loro rappresentazione: la spagna in guerra, le violenze -come dimenticare la bocca squarciata del capitano o l’imminente taglio della gamba?- e quella brutale e spaventosa bellezza del fauno e delle prove che ofelia deve affrontare, è come se il regista avesse voluto farci aprire gli occhi sul fatto che nemmeno il mondo della fantasia è rassicurante, dolce e fatato come tutti se lo immaginano, ma che può essere anch’esso crudele e oscuro, come una degna proiezione della realtà, e sta a noi protagonisti trovare la bellezza nel mondo in cui viviamo.
Voto:7-8/10
greta…
se le emozioni e la legge di gravità non mi toccano. lei lo fa come nessun altro, come nemmeno io riesco a toccarmi. se penso che ho 480 immagini del suo viso salvate sul picì, che solo la sua voce mi pervade e mi rimbomba nella testa senza creare un’eco, allora è lei quella giusta per me. peccato che lei sia solo formata da fantasie e ricordi nemmeno vissuti. lei è un’immagine sullo schermo, una foto, un suono.
però è come se l’avessi vissuta, come se fosse entrata dentro di me facendomi vivere col suo stato d’animo, non immaginato stavolta, vero, spaventosamente vero. e ho pensato di poterla capire, senza capire me,ho pensato di poterla amare, senza amare me. ho pensato che lei fosse il mio mondo, la mia aspirazione, la mia “spirazione”, perchè nulla può esserci di meno reale che vivere con uno spirito. ma io amo vivere così, con lei, anche se la vita è un’altra cosa. la mia vita è mentale, è tutta lì, con lei.
ma cerco di non morire, per vivere, così come lei ha vissuto, col suo volto sempre davanti agli occhi e la sua voce nei miei timpani. l’amore è così. si sbaglia, si commettono errori, ma è l’amore. forte, anche troppo.
ma nessuno mi tocca come lei.
il mondo di rhett
insomma, gli eredi di margaret mitchell hanno incaricato donald mc craig di scrivere la continuazione di via col vento e lui si è dato da fare, pare che abbia viaggiato per charleston e dintorni documentandosi per 6 anni sul modo di vivere dei tipi alla “rhett”, e il libro è stato scritto.
io, da fanatica, feticista di via col vento, capace di vederlo ininterrottamente per l’intero giorno, mi chiedo, ma c’era proprio bisogno?
ok che alla fine del film, con rhett che se ne infischia e se ne va e lascia la “povera” rossella sulle scale di casa, triste e affranta, e lei che chiude il tutto con” ci penseròdomani,in fondo domani è un altro giorno”, tutto ciò lasciava spazio all’immaginazione, lasciava una speranza, la storia sarebbe continuata comunque nelle nostre menti, tra le pagine non scritte, lasciata così incompiuta, sarebbe continuata nell’illusione di quell’ultima frase.
ma che continuasse davvero, proprio non me l’aspettavo. non so se lo leggerò, perchè mi sembra un pò di tradire la memoria del primo via col vento, visto che per me l’unico seguito che avrebbe avuto senso sarebbe stato soltanto quello concepito dalla mente del primo libro, ma ahimè la mitchell è stata investita da un taxi pochi anni dopo aver scritto via col vento e quindi non avrebbe potuto scrivere lei il seguito.
sempre che ce ne fosse bisogno di uno. ecco, secondo me, non serviva. lamagia di via col vento è anche il fatto che non sia effettivamente concluso, che lasci quello spiraglio di speranza e di curiosità, che ti porta a chiederti “e adesso che cosa farà rossella? ritornerà a tara per riprendersi dal fatto che rhett l’ha mollata proprio adesso che aveva capito di amarlo, che melania è morta proprio quando aveva capito di amarla e di
non amare più suo marito e potevano essere tutti felici? e invece no, quindi ritorneràa casa sua e poi cercheràdi rinconquistare rhett, si immagina”. ecco tutto qua.
ilfatto di sapere che qualcuno ha fatto proprio quello che noi per anni abbiamo immaginato a me non sembra giusto.
è come tradire la memoria storica delle prime pagine che sono state scritte, di quella gente che nel 36 ha letto illibro, degli attori che hanno girato il film e che non ci sono per girare il sequel ( lo so, motivazione idiota e probabilmente non lo avrebbero nemmeno girato,ma il mio pensiero è andato anche a loro!) e anch’io mi sento un pò tradita, la mia memoria storica, io che ho amato sia il libro che il film, sento che la storia originale è come profanata da un seguito scritto da chissàchi, anche se il pover’uomo si è documentato e probabilmente ci ha messo l’anima, non m’importa.
via col vento doveva rimanere solo e unico.
e diciameocelo, quel finale, quel domani è un’altro giorno era il finale perfetto, era davvero un finale perfetto, inusuale che ha reso quest’opera unica e particolare e soprattutto l’ha fatta entrare nella storia cinematografica e sociale-umana: chi non conosce le famose frasi “francamente me ne infischio” e il ” ci penserò domani, in fondo domani è un’altro giorno“?









