premettendo che amo alla follia julie andrews e il suo fantastico accento inglese, vi parlo di questo bellissimo film dell’82, rifacimento di “viktor und viktoria” del 1933 diretto da Reinhold Schünzel.
un rifacimento chiassoso e colorato di blake edwards (marito della andrews tra l’altro) e assolutamente affascinante sotto ogni aspetto.
menzione speciale alle musiche e alle canzoni, scritte da henry mancini e interpretate perfettamente, inutile dirlo, dalla andrews.
il film è ambientato nella “gay paris” degli anni trenta e parla di victoria grant, soprano senza lavoro che una sera in circostanze a dir poco assurde fa amicizia con toddie, un performer che vede in lei le potenzialità per diventare una star, e per guadagnare tanti quattrini.
queste potenzialità sono date dall’abbassamento di voce che victoria subisce quando s’arrabbia: toddie pensa che sarebbe perfetta vestita da uomo, mentre impersona un trans sul palcoscenico e impressiona tutti con la sua strabiliante estensione vocale( numerosi saranno i bicchieri rotti durante il film)
così victoria diventa il conte victor grazinskij e inizia le sue acclamate performance, pensando di aver convinto tutti di essere un uomo.
ma, c’è sempre un ma, il gangster americano king marchand, che rimane folgorato alla prima esibizione di victor, pensando fosse una donna (cosa che effettivamente è), non si arrende alla fuorviante evidenza e cerca di scoprire la vera identità di victor/victoria.
è inutile dirvi che ora iniziano i guai, e che guai: peripezie sbalorditive si susseguiranno in questo pazzo film, fino alla fine,e che fine!
non vi dico altro perchè va gustato lentamente.
ecco, forse l’unica pecca è la lunghezza del film, due ore buone, che a qualcuno potrebbero venire a noia, ma non arrendetevi perchè vale la pena rimanere svegli fino all’esibizione finale!
ecco un’assaggino: la seconda esibizione di victor/victoria, “the shady dame from seville”
posso soffermarmi, dando il mio parere positivo, sull’ottimismo che traspare dalle pagine di zia mame?
ho letto critiche sul fatto che il libro sia un mucchio di stronzate esagerate scritte sulla falsariga di un personaggio improbabile e fastidioso, e secondo gad lerner e matteo codignola che ha scritto la postfazione del libro è normale che sia così in quanto scritto da un uomo sessualmente ambiguo che aveva la tendenza a comportarsi in modo eccentrico e talvolta a spogliarsi in pubblico, qua riporto un estratto dell’articolo di gad lerner
Di sicuro continuerà a divertirsi Roberto Calasso, fregandosi le mani per il colpaccio. Ha riciclato come “chicca”, mezzo secolo dopo, una raccolta di storielle che furoreggiò negli Stati Uniti negli anni Cinquanta. Descrivendo una zia stramba, ricca e viziata che provvede a modo suo all’educazione del protagonista rimasto orfano. E, ciò facendo, impersona la caricatura del progressismo, spiritosamente demolito dall’autore che sciorina raffiche di luoghi comuni perbenisti sotto forma di caricatura. Enjoy, se vi piace la burla casereccia del buon conservatore che irride le nuove mode culturali e si rassicura definendo ebete l’altrui originalità. Se trovate sempre e comunque grottesca l’avanguardia culturale, e viziosi i suoi seguaci, e insopportabilmente privilegiate le signore che possono permettersi il lusso d’incapricciarsene. Per me la parte migliore di “Zia Mame” resterà la postfazione di Matteo Codignola che ci racconta i tormenti di chi si nascondeva dietro allo pseudonimo di Patrick Dennis, e come gli riuscisse perciò consolante menare per il naso il suo pubblico
carino, vero? e se vi leggete la postfazione inclusa nell’edizione italiana di zia mame resterete ancora più sorpresi. che tristezza, dico io. sembra che si giudichi questo libro dall’inadeguatezza dell’essere umano che lo ha scritto.
a mio parere, senza andare ad inguaiarci con proteste e critiche varie, trovo questo libro una chicca dove riversare i miei moti depressivi per tirarmi su il morale,perchè avere a che fare con una come zia mame che non si perde d’animo in nessuna situazione, che ha la capacità di reinventarsi in continuazione, sempre con una decina d’anni in meno ti fa vedere la vita tutta rosa, tutta possibile.
ora, avendo saputo che nel 1958 è stato prodotto il film (prima ancora lo spettacolo teatrale) con protagonista una fantastica rosalind russel (che per patrick dennis era la scelta perfetta per interpretare mame) farò di tutto per vederlo. il titolo italiano è “la signora mia zia”.
ecco il trailer in inglese
la particolarità più triste di questo film è che non è stato valorizzato abbastanza, come meritava, perchè, signori, è assolutamente divino!
se deciderete di vederlo passerete gran parte del vostro tempo a ridere, questo è sicuro.
ma si ride sempre quando c’è una protagonista che di punto in bianco compra un teatro senza saperne che fare e che quando gli affari iniziano ad andare male doce”togliamo i vestiti!”. alle ragazze s’intende.
il motivo è comunque più che nobile e ve lo dirà lei alla fine del film.
dialoghi brillanti e attori spumeggianti.
oh lo so che si dice sempre così, ma credetemi è vero!
ciò che più aumenta l’interesse è che questa è una storia vera, trattasi della storia della vedova laura henderson (interpretata dalla bravissima, fantastica judi dench)che decide di acquistare il windmill theatre, realmente esistente a londra, che durante la guerra sopravvisse stoicamente ai bombardamenti (il teatro, dico) continuando a sfornare spettacoli per il buon godimento dei soldati e ci fu anche un vero vivian van damm come direttore del teatro( interpretato da bob hoskins che, inutile dirlo, bravissimo anche lui).
musiche, a mio parere davvero piacevoli, tanto che la colonna sonora l’ho subito fatta mia.
e che dire? divertente, con i suoi momenti seri( c’era anche una guerra in corso, non dimentichiamocelo!) e totalmente assurdo..bè è assurdo che negli anni quaranta possa davvero essere successo un fatto del genere!
ma gli essere umani, per nostra fortuna sono pieni di sorprese!
veronika è una donna che non combatte più, per quanto ci provi.
affoga nei suoi ricordi, nella voglia di ricominciare, nella morfina.
affoga nelle sue lenzuola, nelle avide braccia della dottoressa katz, lussuriosa di denaro, senza scrupoli nel rovinare la vita ad una donna.
nel decidere quando morirà.
e veronika voss, attrice dell’epoca fascista ormai negli anni 50 una stella tramontata, che si culla nella convinzione di essere ancora famosa, una stella rilucente.
ma il confine tra follia e realtà è labile, corre tremando tra robert kron, un giornalista sportivo che si innamora di lei e che cerca di salvarla e tra la malvagità della dottoressa katz che la ricatta col bisogno ormai instabile di veronica per la morfina.
un uomo debole, robert, una donna troppo forte, la dottressa: la vita di veronica, priva di senso ormai è tra le loro mani.
un epilogo tra il sonno e la veglia, tra l’uccisione e la beffa della benedizione.
un bianco e nero claustrofobico, soffocante.
una veronica voss davvero splendente nella sua stessa morte.
un fassbinder cinico, che non da scampo.
e quel carillon, la canzone di veronika voss, che apre uno squarcio sul terrore, come se quelle luci del successo ricordato si fossero sciolte.
e veronika voss colpisce, profondamente diversa da quella norma desmond alla quale viene accomunata, entrambe profondamente perdute.
veronika canta memories are made of this, dove ogni parola della canzone è dedicata alle persone che hanno giocato un ruolo nella sua discesa verso la fine, una piccola rivincita, un grande momento.
voto:10/10
New York New York, film del 1977 diretto da martin scorsese con liza minnelli e robert de niro.
lo avete visto? se lo avete visto forse mi capirete, se non lo avete visto penserete sicuramente che con queste mie parole offenderò questo tanto declamato film.
eh già, non mi è piaciuto.
2 ore di noia, potrei dire, perchè non c’era una concatenazione degli eventi che potesse sorprendere lo spettatore: fin dall’inizio si capiva che quei due personaggi non potevano avere un gran futuro insieme, era inevitabile e tutta la vicenda scorre anonima.
per carità, se la storia non è buona, il film è salvato dall’impianto estetico.
il montaggio è molto buono ed è questo che tiene svegli aspettando la canzone che non arriva mai, sì, “new york new york” e poi dal lato scenografico e delle musiche io l’ho apprezzato moltissimo.
ma purtroppo non sono le scene o la colonna sonora a fare un film, l’impianto deve essere armonico nel suo insieme.
gli attori sono stati bravi ( sia ringraziata Liza che lei brillava!) ma i caratteri delineati dei protagonisti di certo non facevano amare la storia o seguirla con interesse: lui, Jimmy Doyle mi ha dato fastidio fin dal primo approccio con lei, Francine Evans, e ha continuato a darmi fastidio per tutto il film, senza trovarlo simpatico ( forse volevano proporre la “simpatica canaglia”, ma, ripeto, è stato solo fastidioso). lei, innamorata stupidamente e mollata alla fine si rifà mandando definitivamente a quel paese Jimmy. e lì ho detto: “finalmente!”- anche perchè a quel punto il film è finito-
egregio, stupendo, meraviglioso il numero musicale New York New York, come egregia, stupenda, meravigliosa è stata Liza Minnelli!
la prima volta che l’ho visto sono morta dalle risate e ogni volta che lo vedo è sempre la stessa storia, vengo trascinata dalla pazzia goliardica che vedo sullo schermo finche il buonumore mi pervade completamente!
“bringin up baby” film del 1938 diretto da howard hawks interpretato diabolicamente da katharine hepburn e cary grant, che ci regalano uno spaccato di una inverosimile società americana, inverosimile perchè tutto, dai gesti alla storia è portato all’eccesso.
susanna è una screwball comedy (“commedia svitata”) con elementi slapstick (comicità basata sul movimento del corpo) e penso che sia uno dei migliori esempi di questo genere: katharine hepburn è susan vance una ricca,stravagante ed eccentrica ragazza americana dell’high society mentre cary grant è david huxley un archeologo un pò “perso per i suoi”^^, che il giorno prima di sposare la sua segretaria , che vuole sacrificare la loro vita matrimoniale al lavoro ( i loro figli saranno i fossili O.O), si ritrova la vita sconvolta da susan, che prima gli ruba la palla al campo da golf, poi la macchina, il suo orgoglio maschile (con lo scopo di fare di lui un uomo e non un fossile infelice) e il tutto continuerà con il doppio inseguimento della clavicola del dinosauro che huxley sta ricomponendo, nascosta dal cane chissa dove e del leopardo baby ( al quale quella “pazza” della hepburn si avvicinava senza troppa cautela mandando in allarme tutta la troupe XD), insomma una vera e propria girandola di pazzie che seguitano sullo schermo senza prendere fiato.
come non prendono fiato i tempi comici della hepburn e di grant che sono fenomenali, con battute argute e velocissime e dire che la hepburn dovette imparare i tempi comici aiutata da hawks perchè secondo il regista aveva una comicità sforzata, tesa a sembrare divertente senza esserlo, ma alla fine il risultato è un botta e risposta con cary grant che poi è diventato tipico dei personaggi che la hepburn portava sullo schermo.
nel complesso il film a 71 di distanza non perde smalto, è originale e vivo.
è una perla assoluta.
follie d’inverno o swing time è un film di george stevens (lo stesso regista di un posto al sole con monty e liz) del 1936 con i miei amati fred e ginger.
ultimamente preparando un esame di storia del teatro ho letto che un tempo (realativamente perchè per le date sono un casino -.-) veniva considerato un attore completo chi sapeva recitare, cantare e ballare e con queste tre doti sapesse realizzare uno spettacolo completo che riuscisse a colpire il pubblico. detto questo non voglio affermare che fred e ginger furono dei grandi attori, ma che la loro arte la possedevano e la domavano in modo alquanto superbo.
soprattutto parlo per i detrattori di questi musical che tendono a classificarli come dei film con delle trame deboli che che avevano l’unico scopo di reggere i numeri musicali, e posso essere d’accordo con qualcuno dei loro film, ma la maggiorparte sono godibilissimi e la trama è ben confezionata.
uno di questi film è appunto swing time, dove lucky, un giocatore d’azzardo deve vincere 25 mila dollari per poter sposare la sua fidanzata (dopo che i suoi compari gli avevano fatto disertare il matrimonio) ma ecco che incontra penny, leggiadra insegnante di danza e si innamorano. ma non è facile come sembra, lui è ancora fidanzato e si è portato dietro un compagno idiota che non lo aiuterà con penny e così tra gag divertenti e numeri danzanti da togliere il fiato si arriva alla fine.
comunque questo film è sempre stato trattato molto bene, forse perchè il regista è stevens, molto stimato, o forse perchè si dice che sia, oltre a cappello a cilindro l’unico dei film di fred e ginger che abbia una trama degna di nota, mah, dico io, sta di fatto che è un bel film e sicuramente viene dopo cappello a cilindro come popolarità e come completezza cinematografica.
personalmente questo è il mio preferito dei loro film, lo adoro letteralmente! sono molto affezionata al finale di questo film, dove si fondono le canzoni “the way you look tonight” e “a fine romance” e ginger e fred cantano insieme intrecciando le loro voci, è così romantico! una delle scene migliori è quella del bacio (che si danno dietro ad una porta e of course non si vede) ma le loro facce poi sono impagabili!vedere per credere!
come sono impagabili le canzoni e i numeri danzanti! nel film spunta la bellissima the way you look tonight - -che ha vinto l’oscar come miglior canzone-
e altri numeri fantastici come a fine romance e never gonna dance - che il regista pretese di girare per ben 47 volte nell’arco di una sola giornata:alla fine delle riprese a ginger sanguinavano i piedi! e mi chiedo quante maledizioni abbia mandato al regista, e dico ginger perchè è risaputo che fred era un perfezionista della madonna che lo faceva diventare esasperante XD e poi tra i due, era ginger a portare i tacchi!!!-,piuttosto sarei curiosa di sapere quale dei 47 ciak è stato usato nel film…?_?
bojangles of harlem, virtuosismo del grande fred
e la mia preferita tra tutti i film, pick yourself up, dove finalmente ginger rogers la spunta su astaire se non altro perchè non si può fare a meno di guardare le sue bellissime gambe! XD e inoltre alcune parole di questa canzone sono state citate da barack obama nel suo discorso d’insediamento “We must pick ourselves up, dust ourselves off, and begin again the work of remaking America” infatti le strofe della canzone sono ” Nothing’s impossible, I have found./For when my chin is on the ground,/I pick myself up, dust myself off,/Start all over again.”
e qui il pezzo cantato
Voto: nell’ambito di fred & ginger un 9, altrimenti un 8
ho appena finito di vederlo, questo film.
sono ancora sconvolta, per me è stato un colpo al cuore, non che non me lo aspettassi il finale, la trama era stata molto chiara solo che la cattiveria pura proprio non la sopporto.
mèlanie è una bambina quando va a sostenere l’esame per entrare al conservatorio, ma mentre suona viene disturbata da una signora che entra per chiedere l’autografo ad ariane, una famosa conceritsta che presiede la giuria. mèlanie si blocca e non riesce più a continuare il brano in modo chiaro, sbaglia, si sente umiliata dalla disattenzione che hanno avuto per lei e per la sua esecuzione.
esce dalla stanza piangendo.
ma il particolare che mi ha inquietato già dall’inizio è che non ha pianto come fanno tutti i bambini, no: è rimasta di ghiaccio mentre le lacrime le scorrevano lungo le guancie, dentro di lei era già nato l’odio, la rabbia.
arrivata a casa chiude il pianoforte, per sempre.
anni dopo ritroviamo mèlanie che lavora come stagista presso un avvocato. quest’uomo è il marito della concertista, di ariane e in men che non si dica mèlanie finisce a fare da baby-sitter al figlio della coppia e in seguito da voltapagine ad ariane.
ma mèlanie è rimasta quella bambina di ghiaccio, rotta dentro e mai ricomposta, che ha covato la rabbia e la vendetta fino ad ora.
il film è composto da piccoli gesti, da tensione, suspance e poco dialogo. un film basato sullo sguardo e su tutto ciò che da esso traspare.
lo sguardo di mèlanie,che ci trae in inganno. cosa prova quando guarda così intensamente ariane? ammirazione? invidia? amore? odio? rabbia? ecco, sembra che nel suo sguardo si mescoli tutto ciò, mentre ariane, donna insicura che cede alla paura senza riuscire a controllarla si aggrappa alla tranquillità di mèlanie e nei suoi occhi, col tempo,traspare l’amore.
ci sono piccoli momenti di tensione tra le due donne, dove si capisce chiaramente che ariane si innamora, ma non si capisce cosa provi mèlanie, perchè è lei che inizia il gioco della “seduzione”, ma non si capisce se sia innamorata o se lo faccia solo per il sadico piacere di far innamorare ariane.
non racconto il finale.
devo dire che io, con la mia sensibilità l’ho sopportato a fatica, ero in un certo senso preparata al finale- si può immaginare come va a finire- però ve l’ho detto la crudeltà non la reggo e poi qua gioca anche un fattore personale.
l’insicura sono io! ariane sono io! ma come cavolo stareste voi se vi metteste completamente nelle mani di una persona, vi fidaste di lei, ve ne innamoraste anche e poi sta qua vi tratta come merda? inoltre vi fa credere di essere ricambiati? questo è giocare con la fragilità e una persona fragile è senza difese, è senza scudi, senza protezioni. mi dispiace per la bimba a cui è stato distrutto un sogno a causa di una disattenzione non fatta per cattiveria ,sicuramente, ma a me dispiace molto di più per ariane, perchè non se lo meritava.
in fondo le motivazioni della vendetta in questo film non sono molto solide è per questo che non lo accetto completamente.
inoltre la storia “d’amore” ha toccato le corde più dolorose dentro di me e mi ha lasciato una profonda amarezza dentro.
ma d’altro canto non posso fermarmi dal riguardarlo e dal ripensarci. masochismo?
è tempo di natale e si avvicina anche il mio anniversario con via col vento: la prima volta che l’ho visto era un 27 dicembre e ogni anno in questo giorno mi rivedo questo bellissimo film, al buio, seduta sul divano con mille coperte e una grande cioccolatona calda.
e start, inizia il film.
da appassionata di cinema, DOVEVO assolutamente vederlo, questo film, diffidando da chi mi diceva ” bah, quel film è lungo e noioso, non guardarlo che ti addormenti”.
dopo averlo guardato mi domando “ma dov’è noioso questo film? non so, dimmi verso che punto inizi ad entrare nella fase rem che me lo riguardo per capire cosa c’è di noioso, perchè davvero, io lo guardo e lo riguardo ogni volta con le stesse emozioni della prima visione”. per prima cosa ci si innamora dei colori, così forti brillanti e accesi che descrivono perfettamente l’ardore del sud, la terra color del sangue, la passione di rossella, la sua sfrontatezza, la sua forza.
poi ci si innamora di quel tipino tosto che è la scarlett.
all’inizio, quando la conosciamo è una ragazzina capricciosa che pretende di avere il buon ashley tutto per sè, mentre lui annuncia il suo imminente matrimonio con melania,poi la seguiamo nel suo cammino intralciato dalla guerra che la porterà a diventare una riluttante infermiera e più tardi una tenace lottatrice per riappropriarsi della sua casa, dei suoi beni, dei suoi averi.
non dobbiamo dimenticarci che l’incontro scatenante è quello con rhett, col tenebroso e delinquente rhett butler che non esita a rimetterla a suo posto divertendosi a domare il suo caratterino; è ovvio che tra i due c’è un’alchimia unica, una passione cocente, ma rossella se ne accorgerà solo alla fine del film, ahimè, facendo scappare rhett, ormai stufo dei suoi sbalzi d’umore.
ma è ovvio che non sono solo gli sbalzi d’umore di rossella a far naufragare la sua “relazione” con rhett, è anche “colpa” di ashley, quell’ashley di cui rossella è testardamente innamorata fin dall’inizio del film, quell’ashley troppo buono per dire a rossella che di lei non gliene frega niente, che è davvero innamorato di sua moglie, o che al limite ci starebbe con una botta e via, ma lui è un uomo d’onore, o almeno ha una gran coscienza e queste cose non le fa. questo ashley che quando scoppia la guerra non regge, perchè lui non è un uomo forte e tenace quanto rhett, lui è troppo legato alle tradizioni, ad un buon libro da leggere davanti al camino, alle passegiate nel parco, ma la guerra ha distrutto tutto ciò e ashley deve lavorare come un qualsiasi poveraccio e lui non regge, lui è un debole, troppo per una come rossella che ha bisogno di chi le sa tenere testa.
poi ci si innamora anche di rhett, con quel sorriso un pò così, un uomo che, nonostante tutto quello che si dice di lui, noi troviamo simpatico e affidabile, chi non metterebbe la propria vita nelle mani di rhett come ha fatto rossella mentre scappavano da atlanta?
rhett il delinquente, il mascalzone, l’uomo di cui non ci si deve fidare, ma che in fondo ha un cuore tenero : lo vediamo conversare affettuosamente con belle watling, la prostituta che tutti evitano e che è la madre di suo figlio, lo vediamo portare un rispetto senza eguali per melania, per la dolce melania che accoglie la gente tra le sue braccia senza badare a pregiudizi, e lo vediamo innamorato seriamente di rossella, si fa bistrattare, aspetta pazientemente che le passi la cotta per ashley, ma non tutte le ciambelle vengono col buco e anche lui si stufa alla fine ed esce di scena con “francamente, cara, me ne infischio”.
e ci si innamora anche di melania,vista come la dolce, paziente, materna melania ma che in realtà la vera forza, la vera colonna portante- e chi ha letto anche il romanzo se n’è accorto di certo-, perchè melania è il punto d’appoggio di rhett esortandolo a perseverare e a non perdere la speranza con rossella perchè è certa che lei ricambia- e aveva ragione-,è il punto d’appoggio di ashley,che è troppo debole, come già detto, per affrontare il “dopo-guerra” e lei si rimbocca le maniche e porta il dolore sulle sue spalle, si carica di fatiche e cerca di ricominciare; ed è anche il punto di forza a cui inconsciamente si aggrappa rossella- ma lei si rende conto di amarla solo alla fine, quando ormai melania, dopo un aborto muore-, perchè melania è sempre lì per lei, la difende anche quando rossella ha torto, è pronta a combattere per lei- ricordando l’episodio dello yankee che entra in casa per derubare e fare del male a rossella, e melania, stremata e senza forze dopo il parto è lì sulle scale che impugna una spada per difendere l’amica- e soprattutto prova un vero e profondo affetto per rossella che quest’ultima ha ricevuto soltanto da sua madre.
non continuo con i personaggi, e non continuo parlando di rossella, di questo grande personaggio, perchè ormai tutti la conosco bene o male.
volevo solo dare le mie impressioni sui personaggi che sono la forza vitale del film.
forza vitale che scaturisce anche dalle interpretazioni sublimi degli attori. lo so, io cado sempre lì, ma questo film è ornato da questi attori superbi:
vivien leigh che ci ha dato una rossella capricciosa, testarda, bambina e donna allo stesso tempo, una donna che si ha paura di incontrare sulla propria strada.
un clark gable affascinante, ironico e arrabbiato, sinceramente un rhett perfetto!
e olivia de havilland, che è una delle mie attrici preferite e una delle mie voci cinematografiche preferite, ha dato un’interpretazione misurata e garbata di melania, dolce e tenace, zucchero e roccia.
basta così, ci sarebbe tanto altro da dire,ma via col vento è proprio così, come i suoi personaggi, è potente, unico e da vedere, ASSOLUTAMENTE DA VEDERE! voto:10/10-perfetto
in questi giorni non ho fatto altro che parlare di questo film, straziante e potente come pochi.
titolo originale “a streetcar named desire” è un film basato sulla pièce teatrale di tennessee williams ed è stato girato nel 51 da elia kazan. interpreti principali vivien leigh e marlon brando.
una vivien leigh austera, disturbata, magnifica che ci dà la riconferma di essere una delle attrici di maggior talento che ci siano, affascinante come poche nella sua interpretazione (che le valse l’oscar come miglior attrice protagonista nel 51)
vivien leigh aveva un modo tutto particolare e personale di modulare la voce e di dare enfasi alle battute, questo film infatti è composto da lunghi monologhi che vivien rende memorabili e affascinanti.
stare a sentirla mentre interpreta la fragile, logorroica blanche dubois è estremamente intrigante, una delle migliori esperienze cinematografiche che io abbia mai fatto.
protagonista maschile era marlon brando alla sua prima importante esperienza cinematografica, che qui interpreta l’arrogante maschilista stanley kowalsky.
oggettivamente brando ne dà un’interpretazione davvero perfetta, fa proprio odiare questo personaggio, così crudele, così maschio nell’accezione negativa del termine, ma d’altro canto c’è questo erotismo che traspare dalla sua figura e che ci porta a capire l’attrazione quasi animalesca che prova per lui sua moglie stella, che lo perdona continuamente nonostante lui sia un gran bastardo, detto in termini “brutali”, un uomo che ora anche dalla più insana delle mogli verrebbe lasciato su due piedi senza pensarci due volte.
soggettivamente,appena ho sentito marlon brando parlare sono rimasta come una fessa: orribile voce. può sembrare insensato ai fini del film, ma per me non è così.
penso che in un’interpretazione debba esserci anche il fattore vocale a dare armonia al personaggio, ho fatto prima l’esempio di vivien e della sua voce che affascina e che coinvolge il telespettatore, mentre brando ha una voce alquanto fastidiosa, almeno secondo i miei gusti, per fare un esempio, la famosa scena dove lui urla “stella, hey stella!”penso che disturbi particolarmente l’udito dei telespettatori. guardare e sentire per credere:
ma passiamo alla storia raccontata.
una storia piuttosto forte, ma dal film non si capiscono tutti i particolari che la rendono così cupa.
blanche è arrivata a new orleans, pallida, spaventata, tremante, probabilmente in astinenza da alcool, che beve molto frequentemente-, e cerca un tram che si chiama desiderio che la porti fino ai campi elisi dove vive sua sorella stella col marito polacco stanley kowalsky.
appena arriva blanche rimane sconvolta..da tutto,potrei dire; è sconvolta dalla casa, così ordinaria, sporca, piccola e angusta, è sconvolta dal marito di sua sorella, un bruto, uno “sporco polacco” come lo chiama lei, è sconvolta anche dall’atteggiamento di stella che sembra amare davvero quell’uomo dal comportamento così ributtante e che sembra essere felice in quella casa così bisunta.
blanche davvero non capisce.
blanche che è sempre vissuta nel lusso e che ora ha perso la casa di famiglia, belle reve,si ritrova sopraffatta da eventi che non riesce a controllare, la vita matrimoniale di sua sorella va oltre la sua comprensione, stanley la tratta male e stella aspetta un bambino che la terrà per sempre legata al marito.
blanche non riesce a trovare un suo equilibrio.
nel frattempo incontra mitch , un uomo che vive in quei bassifondi ma che si dimostra diverso da tutti gli uomini bruti che vivono lì , mitch è gentile, generoso e rispettoso soprattutto, con mitch blanche riesce ad aprirsi, gli racconta del suo precedente marito, un ragazzo fragile che non riusciva a mantenersi un lavoro e che amava scrivere poesie- nel film non viene detto che in realtà era omosessuale, ma cercano di farlo capire velatamente- e che blanche non capiva, un giorno gli disse che era una nullità e lui si sparò.
questo fu un colpo durissimo per blanche.
nonostante la sua apertura nei confronti di mitch, la loro storia non funziona perchè stanley non si fida di blanche e delle storieche racconta sulla perdita di belle reve, e indaga su di lei.
scopre che ha perso la casa perchè piena di debiti e dopo averla persa, si rifugia in un albergo dove per vivere si prostituisce, ammalia anche un ragazzino nella scuola dove insegna e viene licenziata, per questo, arriva, senza soldi e traumatizzata da sua sorella.
mitch la lascia considerando il suo comportamento deplorevole, le dice che non è degna di entrare nella casa di sua madre e la lascia.
alla fine tutto precipita quando stanley, la notte in cui nasce suo figlio abusa di lei, con un sadico piacere la violenta, con un sorriso maligno sulle labbra spezza il labile equilibrio mentale di blanche.
e per lei è finita, viene portata in un ospedale psichiatrico, mentre lei crede di andare in crociera con una sua vecchia fiamma, blanche alla fine perde la ragione e si trasforma in una maschera disillusa della realtà.
questo film è un colpo al cuore, è di una potenza assurda, di una bellezza che non si può raccontare, si può solo ammirare.