il suo sguardo tremendo non se lo dimenticherà mai, la bambina con le trecce scure.
La teneva per mano e le disse vieni con me, ti farò vedere le meraviglie, vieni con me e ti insegnerò la vita. Gli ingenui occhi non versarono lacrime, pieni di stupore, solo pietà per l’uomo impararono a conoscere.
La pietà e la vergogna per il carnefice, senza perdono e le trecce disfatte.
Le sue guance purpuree, verginee, solo loro piansero.
E la bimba vide il mondo mutare. le sue mani strinsero l’uomo e per tutta la vita non strinsero altro che aria.
I suoi pensieri offuscati lo uccisero, la vergine indifferenza uccise la sua virilità e nemmeno un rivolo di piacere scese tra le sue gambe.
L’aveva uccisa. i suoi occhi di vetro, le sue labbra da bambola protese verso i corvi che lassù danzavano, celebrando il macabro rito.
Come un ladro fuggì, il peggiore dei ladri.
passò un tempo infinito, finché la lieve brezza accarezzò il suo dolore, era diventata fresca come la notte, la bimba.
Che piano si rialzò e trascinando la sua infanzia dietro di sé, pestò i fiori che le stavano attorno, con i suoi piedi calpestò chi viveva, chi rideva, chi piangeva.
Era il gioco che faceva con l’anima persa, dimenticata chissà dove, laggiù, nel folto del bosco.


3 Commenti
Luglio 29, 2009 alle 8:33 pm
Triste nella sua intera verità, ma decisamente geniale…
Luglio 30, 2009 alle 10:20 am
ho cercato di rendere poetico il dolore nella sua brutalità.
questi atti malsani sono cose che non ammetto nel modo più assoluto.
Agosto 8, 2009 alle 11:41 am
Molto toccante e terrificante. Hai reso bene la situazione.
Quando penso a certe cose, mi vergogno di appartenere alla cosiddetta specie umana.