
veronika è una donna che non combatte più, per quanto ci provi.
affoga nei suoi ricordi, nella voglia di ricominciare, nella morfina.
affoga nelle sue lenzuola, nelle avide braccia della dottoressa katz, lussuriosa di denaro, senza scrupoli nel rovinare la vita ad una donna.
nel decidere quando morirà.
e veronika voss, attrice dell’epoca fascista ormai negli anni 50 una stella tramontata, che si culla nella convinzione di essere ancora famosa, una stella rilucente.
ma il confine tra follia e realtà è labile, corre tremando tra robert kron, un giornalista sportivo che si innamora di lei e che cerca di salvarla e tra la malvagità della dottoressa katz che la ricatta col bisogno ormai instabile di veronica per la morfina.
un uomo debole, robert, una donna troppo forte, la dottressa: la vita di veronica, priva di senso ormai è tra le loro mani.
un epilogo tra il sonno e la veglia, tra l’uccisione e la beffa della benedizione.
un bianco e nero claustrofobico, soffocante.
una veronica voss davvero splendente nella sua stessa morte.
un fassbinder cinico, che non da scampo.
e quel carillon, la canzone di veronika voss, che apre uno squarcio sul terrore, come se quelle luci del successo ricordato si fossero sciolte.
e veronika voss colpisce, profondamente diversa da quella norma desmond alla quale viene accomunata, entrambe profondamente perdute.
veronika canta memories are made of this, dove ogni parola della canzone è dedicata alle persone che hanno giocato un ruolo nella sua discesa verso la fine, una piccola rivincita, un grande momento.
voto:10/10
